Tale termine è stato coniato quasi cinquant’anni da dal professor Per-Ingvar Brånemark. Con esso si definisce l’unione tra l’impianto dentale e l’osso, benché non vi sia un vero e proprio tessuto connettivo.

Il materiale che nella pratica consente l’osteointegrazione è il titanio, che non ha caso ha preso il sopravvento rispetto ad altri materiali nell’ambito dell’implantologia.

La rapidità del processo di osteointegrazione dipende dalla superficie dell’impianto: la superficie più adatta non è liscia bensì porosa. A tale scopo vengono utilizzati sistemi con la sabbiatura o la mordenzatura. La porosità deve essere gestita in modo prudente, per evitare colonizzazioni batteriche molto rischiose per l’integrità dell’impianto stesso.

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Lo sbiancamento dei denti

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